Sognipedia

Ecco perché sogni

I sogni son desideri, cantava Cenerentola, prima di lei, nel 1899 in “Interpretazione dei sogni”, Freud scriveva che i sogni rivelano verità e desideri nascosti ma è stato Platone ne “La Repubblica” ad affermarlo per primo.

Aristotele pensava non avessero uno scopo e Artemidoro di Daldi fu uno dei primi a interpretare i sogni tenendo conto anche del sognatore e non solo della simbologia presente nel sogno.

Cos’è un sogno? Il sogno è un luogo magico dove spazio e tempo si mescolano, dove il soggetto può essere contemporaneamente in posti diversi e il sognatore può essere attore e spettatore della medesima scena impersonando addirittura diverse persone contemporaneamente e senza contraddizione.

Il sogno è sì un luogo irreale ma è dove possiamo incontrare noi stessi!

Quanto c’è di vero in tutto questo?

Cosa dice la scienza?

La scienza è scettica! La comunità scientifica è divisa sulle possibili funzioni del sogno.

Alcuni scienziati sostengono che il sogno probabilmente non ha alcuna finalità.

Questi ricercatori vedono il sogno come un “epifenomeno”, qualcosa di insignificante, un sottoprodotto accidentale dell’elaborazione di informazioni neuronali che avviene durante il sonno.

Insomma i sogni sarebbero uno scarto della mente.

5 sogni famosi + 1

Qualcosa di straordinario è avvenuto in passato e avviene tutt’oggi anche se qualcuno potrebbe etichettare questi esempi di sogni famosi a seguire come leggende.

Si dice che il chimico Friedrich Kekulé sognò un serpente che si mordeva la coda e al risveglio capì che la molecola del benzene era esagonale.

Paul McCartney dei Beatles venne ispirato in sogno per la sua canzone di successo “Yesterday”.

Larry Page, co-fondatore di Alphabet ha raccontato che l’idea di un motore di ricerca e le sue caratteristiche gli venne durante un sogno vivido. Ne parlò al suo migliore amico, Sergey Brin, e assieme diedero vita a Backrub, il precursore di Google.

L’autrice Mary Wollstonecraft Shelley durante un incubo notturno vide il momento in cui lo scienziato pazzo creava uno zombie. La mattina seguente si mise al lavoro per scrivere un capolavoro della letteratura horror, Frankenstein.

Il sogno imprenditoriale più famoso forse è quello di Elias Howe che mentre lavorava al progetto della macchina da cucire nel 1845, fece un incubo in cui alcuni cannibali lo trafiggevano con le loro lance: notò che queste presentavano un foro accanto alla punta acuminata e applicò questa idea alla sua invenzione.

Ecco l’ultimo sui sogni premonitori in cui parla Abraham Lincoln dieci giorni prima di essere ucciso da John Wilkes Booth:

“Chi è morto alla Casa Bianca?” Ho chiesto a uno dei soldati.

“Il presidente” fu la sua risposta; ‘è stato ucciso da un assassino!’

Poi venne un forte scoppio di dolore dalla folla ed io mi svegliai!

Una coincidenza, ovviamente. La vita di Lincoln era a costante rischio dopo aver combattuto un’aspra guerra civile ed è probabile che le sue emozioni e le sue paure si riflettessero nei suoi incubi.

Come possiamo spiegare tutto questo? Davvero i sogni non hanno una funzione specifica?

Cosa dicono i ricercatori?

La risposta più onesta è che non conosciamo ancora la funzione o le funzioni del sogno.

Abbiamo però molte ipotesi che potrebbero essere presto confermate.

A seguire l’elenco di tutte le ipotesi sulle possibili funzioni del sogno.

Funzioni del sogno

Vediamo più da vicino chi ha detto cosa, come, e perchè si è arrivati alle seguenti affermazioni:

  1. I sogni ci aiutano a organizzare e consolidare i ricordi e le conoscenze;
  2. I sogni ci aiutano a risolvere i problemi creando nuove connessioni;
  3. I sogni ci preparano alle sfide della vita reale simulando le risposte a situazioni minacciose;
  4. I sogni ci aiutano ad elaborare le emozioni;
  5. I sogni ci aiutano a risvegliare la coscienza mostrando un’immagine della situazione attuale della psiche del sognatore.

Ipotesi 1 e 2

Organizzare i ricordi, consolidare le conoscenze, creare nuove connessioni e risolvere problemi.

La ricerca pubblicata nel 1985 da Stephen F. Butler e Robert Watson suggerisce che lo scopo dei sogni è organizzare la conoscenza e formare connessioni cerebrali che aiutano a memorizzare i ricordi.

La persona addormentata sperimenta questo trasferimento e consolidamento della memoria almeno in parte come sogni.

Il Dr. Butler afferma che “Questa teoria suggerisce che il sogno è un’opportunità per il cervello di risolvere problemi, prendere decisioni e stabilire priorità.”

Ricerca: Individual Differences in Memory for Dreams – The Role of Cognitive Skills – Stephen F. Butler, Robert Watson – 1985

Anche Matthew Walker neuroscienziato alla Harvard Medical School e all’Università della California, Berkeley, autore del best seller Why We Sleep afferma che:

“Esistono buone prove a sostegno di benefici funzionali del sogno.”

M.W. sostiene che diversi stadi del sogno servano a consolidare 3 differenti tipi di memorie:

1) memoria spaziale, cioè quelle che si formano muovendosi in un labirinto o in una città virtuale;

2) memoria dichiarativa, che fissano le conoscenze esprimibili a parole e si consolidano durante il sonno a onde lente;

3) memoria dei ricordi con una forte componente emotiva che si elaborano e fissano durante il sonno Rem dove il sogno è più vivido.

Secondo Robert Stickgold, anch’egli neuroscienziato e collega di M.W. all’Harvard Medical School di Boston, il sogno aiuta a individuare connessioni passate e inosservate durante la veglia.

Ricerca: Wamsley and Stickgold, “Memory, Sleep and Dreaming: Experiencing Consolidation” – Sleep Medicine Clinics, 2011

Un buon esempio delle teorie avanzate per dare un senso alle prove emergenti è stato pubblicato da Penny Lewis, professore di psicologia all’Università di Cardiff, School of Psychology, con i colleghi internazionali nella rivista Trends in Cognitive Sciences.

Il loro modello propone che il cervello organizzi le informazioni in un quadro utile durante il sonno non-REM, mentre nel sonno REM, momento in cui si registra un veloce movimento oculare e i sogni sono più vividi, ci aiuta a vedere oltre e stabilire connessioni inaspettate tra i ricordi.

Supponiamo che io ti dia un enigma in cui hai tutte le informazioni necessarie per risolverlo, ma non puoi, perché sei bloccato sul problema e non riesci ad andare avanti, eppure hai tutte le informazioni di cui hai bisogno per risolverlo, hai la risposta davanti a te ma non la vedi.

Per riuscire a vederla devi ristrutturare il modo in cui hai messo insieme quelle informazioni creando collegamenti tra ricordi e informazioni che non stai collegando, integrando ciò che lasciavi fuori dalla soluzione al problema.

Il modello propone l’idea che se sei bloccato su un qualche tipo di problema e questo è importante per te è probabile che sognerai quel problema.

La parte leggermente ipotetica è che quando qualcos’altro viene attivato casualmente nella mente che ha un elemento simile alle informazione che hai analizzato, questo ti permetterà di formare un collegamento che potrebbe esserti utile, questi collegamenti sorprendenti possono essere i salti creativi necessari per risolvere un problema.

Ricerca: How memory replay in sleep boosts creative problem solving – Lewis, Penny, Knoblich, Gunther and Poe, Gina – Trends in Cognitive Sciences 22 (6), pp. 491-503 – 2018

Ipotesi 3

Simulazione e preparazione alle sfide e le minacce.

Qualcuno li chiamerebbe sogni premonitori, ma in realtà è più probabile che questi sogni siano una “simulazione dei possibili scenari futuri che pensiamo possano attenderci”, (Schacter, 2007).

I sogni sono pensieri?

Per Erin J. Wamsleylavora del Department of Psychiatry, Center for Sleep and Cognition, Harvard Medical School e Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, i sogni e lo stato di coscienza attivo durante la veglia non sono necessariamente generati da meccanismi distinti, contrariamente alle credenze più classiche.

Anche quando non stiamo apparentemente facendo nulla, come durante gli stati di riposo, di sonno e quando fantastichiamo, il cervello continua a elaborare informazioni.

Durante la veglia la mente genera pensieri, progetti per il futuro e immagina scenari fittizi; anche durante il sonno, quando gli input sensoriali sono ridotti, la mente si rivolge a pensieri e immagini che però chiamiamo “sognare”.

Tali esperienze coscienti possono rappresentare il consolidamento della memoria recente in forme di stoccaggio a lungo termine, un processo adattivo che serve ad estrarre conoscenze generali sul mondo e rispondere in modo adattivo ad eventi futuri.

Ricerca: E. Wamsley, “Dreaming, waking conscious experience, and the resting brain: report of subjective experience as a tool in the cognitive neurosciences”. Frontiers in psychology, 2013.

I sogni classicamente ritenuti un fenomeno del tutto distinto dal pensiero spontaneo e dalle immagini della veglia, possono essere meglio concettualizzate come una estensione naturale della coscienza vigile (Wamsley e Stickgold, 2010; Domhoff, 2011; Horikawa, 2013).

Nella fase di dormiveglia, come nel sonno, la mente è a lavoro, elaborando le situazioni e le preoccupazioni della giornata, consolidandole nella memoria (Plihal e Born, 1997; Mednick, 2002; Tucker, 2006) ed integrando le nuove informazioni con le conoscenze esistenti (Tamminen, 2010; Lewis e Durrant, 2011), mescolandole con esperienze passate, al fine di pianificare al meglio il futuro (Wilhelm, 2011).

Il motivo per cui le persone hanno sogni con contenuto negativo, in particolare sogni che coinvolgono attacchi o nemici potrebbe essere una risposta evolutiva e biologica forse basata su diverse esperienze di vita.

I sogni possono essere estremamente preziosi per aiutare a prepararci agli eventi futuri, in particolare quelli per i quali ci sentiamo stressati o nervosi.

Sognare esperienze future ci permette di attraversare vari scenari e le nostre reazioni ad essi, lasciandoci più pronti ad affrontare la situazione nella vita reale.

Uno studio condotto su studenti che si stavano preparando per sostenere l’esame di ammissione alla facoltà di medicina ha evidenziato che esisteva una relazione significativa tra gli studenti che sognavano spesso il test imminente e gli studenti che hanno conseguito i risultati migliori.

Un’altro esempio da citare può essere l’esperimento condotto su dei volontari alla Harvard University che pone a questi un problema difficile, come ad esempio risolvere un puzzle per poi lasciar dormire i volontari prima di affrontarlo.

I partecipanti che riportano sogni legati al puzzle ottengono risultati migliori di quelli che non lo fanno.

Anche se spiacevoli, quei sogni in cui fallisci un esame o ti presenti al primo giorno di un nuovo lavoro nudo potrebbero prepararti al successo. Anche quelli in cui si sogna la morte di qualcuno possono essere un modo per prepararti a quell’evento.

Fonte: Antti Revonsuo, The Reinterpretation of Dreams: An evolutionary hypothesis of the function of dreaming. Behavioral and Brain Sciences 23 (6): 877-901. (2000)

In Why We Dream, Alice Robb spiega come i sogni possano darci un’idea dei problemi personali. Il simbolismo e il surrealismo delle nostre immagini dei sogni ci aiutano a vedere i nostri problemi e le possibili soluzioni ad essi sotto una nuova luce, inoltre il sogno ci permette di considerare idee che altrimenti potremmo respingere.

Ipotesi 4

bambina emozionata in primo piano

Ricerche recenti suggeriscono che i sogni potrebbero aiutarci a elaborare intense emozioni.

Ricerca: Van der Helm et al., “REM Sleep Depotentiates Amygdala Activity to Previous Emotional Experiences” (Current Biology, Dec. 2011)

Della stessa idea è Ernest Hartmann, professore di psichiatria presso la Tufts University School of Medicine e direttore del Sleep Disorders Center presso il Newton Wellesley Hospital di Boston, Massachusetts.

La Teoria Contemporanea del Sogno, ovvero, la visione attuale del sogno e delle sue possibili funzioni spiega che le connessioni vengono fatte e disfatte costantemente nel nostro cervello, formando la base fisica per le nostre menti.

Durante l’attività di veglia, il nostro funzionamento mentale è focalizzato, lineare e ben delimitato. Al contrario, durante il sonno l’attività mentale diventa meno focalizzata, più libera, più globale e più immaginativa. E’ durante il sogno che stabiliamo le connessioni più liberamente.

La Teoria Contemporanea del Sogno sostiene che questo processo non è casuale e che il sogno è guidato dalle emozioni del sognatore.

Quando è presente un’emozione netta, i sogni sono spesso molto semplici e se le persone subiscono un trauma, come una fuga da un edificio in fiamme o un attacco, fanno sogni simili l’uno all’altro come, ad esempio, essere spazzati via da un’onda dell’oceano.

Questo caso è paradigmatico. È ovvio che il sognatore non sta sognando il vero evento traumatico, ma sta invece immaginando l’emozione: “Sono terrorizzato. Sono sopraffatto”.

Quando lo stato emotivo è meno chiaro o quando ci sono più emozioni o preoccupazioni contemporaneamente il sogno però diventa più complicato.

Le statistiche mostrano che i sogni sono davvero molto frequenti e più intensi dopo un trauma. In effetti, l’intensità dell’immagine centrale del sogno, che può essere valutata in modo affidabile, sembra essere una misura dell’eccitazione emotiva del sognatore.

Pertanto, nel complesso, la teoria contemporanea considera il sogno come una vasta creazione di connessioni guidate dall’emozione la cui funzione è sistemare la memoria in modo da ridurre sia l’eccitazione emotiva che adattarsi per aiutarci a far fronte a ulteriori traumi o eventi stressanti.

Fonte: The Nature and Functions of Dreaming – Ernest Hartmann – 2010

Ipotesi 5

Ma se potessimo fare di più con questi sogni? Se potessimo attribuirgli anche un’altra funzione? E’ possibile capire di più su noi stessi attraverso queste immagini oniriche?

Se questi frammenti di sogni ci permettessero di capire di più noi stessi? Perchè non sfruttarli?

Ha dunque senso che questi sogni diventino oggetto di studio e che abbiano la tua attenzione?

Il sogno rimane centro attrattore delle psicoterapie, che lo considerano una fonte importante da cui attingere per entrare meglio nelle dinamiche mentali del paziente.

Benelli, portavoce del pensiero psicoanalitico moderno, chiarisce che i sogni, più che distorti impulsi nascosti, vanno considerati pensieri che riguardano avvenimenti della vita da svegli.

Il sogno permette di comunicare con il mondo interno del sognatore che si esprime anche tramite il sogno, il desiderio e l’angoscia di conoscere se stesso.

Fonte: E. Benelli, Per una nuova interpretazione dei sogni, Bergamo: Moretti Vitali, 2007.

Della stessa idea è anche il Prof. Christian Roesler’s psicologo, membro della DGAP (Associazione tedesca di Psicologia Analitica), insegnante di Psicologia Clinica all’Università Cattolica delle Scienze Applicate di Friburgo e Psicologia Analitica all’Università di Basilea, fa parte del corpo docente dello Jung Institut di Zurigo ed è stato visiting professor presso l’Università di Kyoto nel 2017.

In una sua recente pubblicazione viene descritto il metodo di ricerca Structural Dream Analysis (SDA) che consente un’analisi sistematica e obiettiva del significato dei sogni prodotti dai pazienti nelle psicoterapie junghiane.

Structural Dream Analysis è un metodo di ricerca qualitativo e interpretativo che tenta di formalizzare il processo di interpretazione sul sogno in modo tale che le conclusioni siano indipendenti dall’interprete.

Nelle serie di sogni esaminati dei pazienti è possibile notare una dominanza di uno o due pattern (schemi) ripetitivi, strettamente collegati ai problemi psicologici dei sognatori. Inoltre, possono essere identificati cambiamenti tipici nei pattern della serie di sogni che corrispondono al cambiamento terapeutico.

Queste scoperte supportano la teoria dei sogni di Jung in quanto forniscono un’immagine olistica della psiche del sognatore, compresi gli aspetti inconsci.

Per quanto riguarda la teoria del sogno di Jung c’è una quantità sorprendentemente grande di supporto proveniente dalla ricerca empirica sui sogni.

Il professore ha studiato la connessione tra i sogni e il corso della psicoterapia nell’analisi junghiana e ha scoperto che esiste un forte supporto empirico per la nostra prospettiva junghiana sul ruolo dei sogni.

Sembra che la ricerca empirica del sogno, sebbene non abbia alcuna intenzione di testare la teoria junghiana, sia diventata abbastanza favorevole alla teoria del sogno di Jung.

Le concettualizzazioni contemporanee del sogno basate sulla ricerca empirica mettono fortemente in discussione i presupposti della teoria classica di Freud sul sogno e sull’interpretazione dei sogni: non ci sono prove per un processo di distorsione che porti a una differenza tra significato manifesto e latente, inoltre il sogno non sembra essere “il custode del sonno”. (Fiss 1995 ).

Il presupposto è che il significato di un sogno non consiste tanto nel fatto che contiene determinati simboli o elementi, ma piuttosto nella relazione tra gli elementi e nel corso dell’azione che il sogno assume, cioè la sua struttura.

I sistemi di codifica sopra menzionati, che contano l’apparizione di alcuni elementi e simboli nei sogni, dal punto di vista dei ricercatori, non sono in grado di identificare il significato dei sogni, poiché il significato è il risultato dell’interpretazione.

I sogni sono desideri?

I risultati di questo studio non mostrano alcuna prova di censura nel senso in cui intendeva Freud. Anche se i problemi psicologici e lo stato di integrità dell’Io del sognatore sono stati simboleggiati nei sogni sotto forma di immagini e in forma di schemi, non è stata trovata alcuna distorsione.

Invece, il contenuto manifesto del sogno stava chiaramente immaginando la situazione psicologica del sognatore, nella maggior parte dei casi anche drammaticamente. Le scoperte confutano anche l’ipotesi della realizzazione dei desideri dei sogni.

I risultati di questo studio supportano l’ipotesi che i sogni possano essere compresi come un’immagine della situazione attuale della psiche del sognatore nel suo insieme, compresi aspetti e processi che sono inconsci e non accessibili al risveglio.

In questo senso, la funzione dei sogni sarebbe quella di rendere accessibili informazioni inconsce per risvegliare la coscienza del sognatore.

Ricerca: Roesler, C. – Structural Dream Analysis: A narrative research method for investigating the meaning of dream series in analytical psychotherapies. International Journal of Dream Research, 11(1), 21–29. – (2018)

Conclusione

E’ arrivato il momento di dare più importanza ai tuoi sogni onirici!